ALDOUS HUXLEY (1894 -1963)

Aldous Huxley, come altri scrittori inglesi – Wells e Orwell, per esempio, o David Herbert Lawrence -, si sentiva un uomo costretto a vivere in un mondo dove la scienza e il progresso avevano annientato ogni senso di civiltà spirituale, producendo ovunque un’allucinante atmosfera di angoscia.
Però, quando nei primi anni ’20, affascinato dagli scritti di George Dennis, visitò l’Etruria e in particolare Tarquinia, luogo dove «la vitalità trasluceva nelle carnose immagini dei sepolcri affrescati», gli sembrò improvvisamente di ritrovare la bellezza del mondo perduto. Un mondo, secondo lui, «felice di una sua felicità naturale, impetuosamente vivo in una spontanea vita fisica, senza imbrigliamenti della ragione e della morale che avevano prodotto l’infelicità del genere umano».

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Ne fu fortemente impressionato e cominciò a fantasticare, a modo suo, su paesaggi, rovine, parole e misteri, trovando in ogni cosa ha un significato particolare.
L’Etruria divenne per Huxley un «luogo» da ripercorrere sul filo della pura fantasia, da trasfigurare più che interpretare: l’Etruria come simbolo e poi, in un gioco sempre più raffinato, come paradosso. Inseguendo questo filo di pensiero Huxley trasse dalla visita a Tarquinia due romanzi emblematici. Il primo è del 1925 Those barren leaves,«Foglie secche».

Il protagonista, un giovane alla ricerca del mondo perduto, in fuga dal nostro tempo irrequieto, è diviso tra il desiderio dell’amore e l’ascetismo. Dopo un viaggio nei luoghi etruschi finirà con lo scegliere l’isolamento e la meditazione. In un brano fondamentale del romanzo, Huxley colloca i suoi personaggi in una tomba di Tarquinia. Ma, gioco nel gioco, è una tomba immaginaria che, per gusto di magia della mente, riassume in sé le caratteristiche e le figure principali dei dipinti della necropoli tarquiniese.

Qui un protagonista legge «voluttuosamente indugiando sulla pronuncia dei suoni misteriosi, una lunga scritta tracciata sulla parete». «Poco importa – confessa l’autore – se si tratta di un testo che a Tarquinia non esiste». E’ il linguaggio che incanta lo scrittore: «Immaginate il suono che gli Etruschi dettero al sentimento dell’amore. Quali saranno stati i sintomi della generale malattia amorosa ai quali fu dato quel nome? Impossibile indovinarlo. Ma come è affascinante meditarci sopra!».

L’altro romanzo è Point counter point, «Punto contro punto» (1928), uno dei migliori dell’autore per la limpidezza dello stile in cui esprime la sua polemica antirazionalista. Lui stesso si riconosce nel protagonista e fa dire ad uno dei personaggi: «Gli etruschi sì erano civili, conoscevano il segreto del vivere armonioso e completo, con tutto il loro essere. Il cristianesimo ci ha imbarbariti nell’anima e ora la scienza ci sta imbarbarendo nell’intelletto». Nel 1930 trasferì sulle scene un personaggio del romanzo in una pièce teatrale che chiamò emblematicamente, This way to Paradise, «Da questa parte, per il Paradiso».

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